Il dialogo è il motore del cambiamento.

Il dialogo è il motore del cambiamento. E questo blog continua a cambiare proprio grazie al dialogo tra gli interlocutori che lo hanno pensato e realizzato.

Cominciare un dialogo significa lasciare il proprio porto sicuro e addentrarsi nell'incognita della relazione.

Dal dialogo è cominciato tutto

Quando ho iniziato a sentire l’esigenza di esprime le mie idee riguardo la creatività, la bellezza e l’importanza che entrambe hanno nella mia vita e nel mio lavoro, ho cercato persone con cui confrontarmi e condividere i miei pensieri.

Una serie di fortunati eventi hanno fatto sì che incontrassi Sophia, colei con cui maggiormente ho dialogato per arrivare alla realizzazione di questi primi articoli.

Sophia è una ricercatrice di significati ed è convinta che gli strumenti che la filosofia ci offre siano chiavi che, quando poniamo le giuste domande, ci permettano di aprire delle porte fondamentali per capire noi stessi e la nostra visione del mondo.

Attraverso il dialogo, io e Sophia abbiamo affrontato molti temi, i cui leitmotiv erano spesso la creatività e l’arte. Se da una parte mi sentivo entusiasta di poter parlare liberamente dei processi creativi che coinvolgono il mio lavoro, dall’altra sentivo che arginare il discorso a questo ambito era opprimente. Questa parte di me spingeva per andare oltre.

Volevo capire come potessi vedere il bello nella mia vita e nel mio lavoro, anche quando la bellezza sembrava un miraggio, superflua o addirittura roba da artisti un po’ svitati, a detta di altri.

Morale vs bellezza

Il dialogo con Sophia mi ha aiutato a far emergere la consapevolezza di quella visione del mondo dominata da una morale assolutistica insita in me, nonostante il mio desiderio di trovare una nuova via, pur non avendo idea se ce ne fosse davvero un’altra.

Questa concezione era fortemente condizionata dall’idea di giudizio e dalla contrapposizione netta tra bene e male, che non contemplava alcuna sfumatura.

Anzi, mi costringeva nella morsa della colpa. Qualunque altra strada mi avrebbe portato alla follia, a quell’angolo buio della nostra mente in cui si nasconde una parte di noi che non ci permettiamo mai di guardare in volto, per paura che ci somigli troppo e che segni il passo alla nostra uscita dai canoni della società in cui viviamo (o dalla grazia di Dio).

La cultura cattolica della colpa, anche in forma secolarizzata, permea la nostra visione del mondo, indipendentemente dal nostro credo. Spesso si riduce a un’etichettatura in serie di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. La nostra vita si trasforma in opposizioni di concetti giusti o sbagliati che ci tengono al sicuro da ciò che ci fa paura. Se facciamo tutto ciò che le nostre imposizioni morali ci richiedono, allora avremo solo soddisfazioni nella vita. Questa è la nostra illusione. Ma poi qualcosa che rimescola le carte in gioco accade e il solo pregare non sortisce alcun effetto.

L’altra strada: l’educazione estetica

In questo limbo, Sophia mi ha aiutato a vedere una via alternativa.

La consapevolezza di poter passare da una visione della vita in bianco e nero a una colori, dove è la bellezza, o ancora meglio il sentimento del bello, che ci fa capire che la vita non può semplicemente essere compresa nella dicotomia assoluta tra bene e male, per giunta dando per scontato che per tutti questi due concetti abbiano lo stesso peso.

E come quando la luce comincia ad insinuarsi nella nebbia, ho capito che questa possibilità di vivere secondo una ricerca più profonda di significato e una fiducia maggiore nelle nostre percezioni è possibile.

Dal dialogo è nata l’opportunità di vedere il mondo attraverso le sue sfumature e non solo attraverso il rigore delle regole.

Su queste premesse, c’è ancora un lungo lavoro da fare, per questo trasformerò questo blog in un dialogo a due voci, dando spazio anche a interventi diretti di Sophia.

Questa sarà la testimonianza del nostro percorso di ricerca che, dall’educazione morale, vuole arrivare a un’educazione estetica.

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