L’ambiente contemporaneo e la comprensibilità del design

Mentre scrivo, sto ascoltando Sun is Shining di Bob Marley nella versione dei Reunited. L’ambiente contemporaneo è un come una cover: se è fatta bene, ti porta alla bellezza del passato, mantenendo la struttura iniziale, ma cambiandone radicalmente la percezione.

La percezione dell’ambiente.

Franco Basaglia nelle sue “Conferenze brasiliane” afferma come l’ambiente del manicomio con le sue pareti grigie, lo sporco e odore di escrementi persistente non facesse altro che acuire il malessere degli internati. Nessun uomo, secondo lo psichiatra, può guarire in un contesto del genere. Per questo motivo ordina alcuni oggetti per arredare le stanze dell’ospedale, nella convinzione che il design avrebbe riportato un tocco di bellezza in quel luogo.

Questo esempio, tratto dalla letteratura psichiatrica, è perfetto per capire l’influenza che un ambiente ha sulla percezione di chi lo abita o lo visita.

La mia riflessione sul concetto di contesto e di prodotto, come già riportato nei precedenti articoli, si districa tutta intorno alla percezione che il fruitore avrà di quell’oggetto.

Nel mio lavoro non contano solo le tendenze, che pure sono linee guida imprescindibili entro cui incanalare la propria creatività. C’è una ricerca vera e propria che deve essere fatta sul contesto in cui questo il prodotto andrà ad inserirsi.

Al di là degli stili che possono andare di moda un anno o l’altro, in ambito di design gli ambienti debbano rispecchiare quello che ognuno di noi percepisce immediatamente come contemporaneo.

Se provate a mettere a confronto una foto della vostra casa d’infanzia, nel pieno degli anni ’70 (o se siete troppo giovani, quella dei vostri genitori), e una foto di un’ambientazione vintage presa da una rivista specializzata, capirete subito che cosa intendo quando affermo che ognuno di noi percepisce a colpo d’occhio la contemporaneità di un ambiente.

Infatti, nonostante che i pattern dell’arredamento e dei complementi possano essere simili e gli stessi materiali possano richiamarsi gli uni agli altri, il primo risulterà demodé, mentre il secondo estremamente attuale.

Contemporaneità come rivalsa del passato e comprensibilità del presente.

Quindi, cosa caratterizza l’ambiente contemporaneo nell’epoca degli stili revival?

Credo che gli elementi principali siano due: il colore e quello che io chiamo dialogo con il contesto.

I colori lo caratterizzano non tanto nelle sfumature, quanto nel modo in cui vengono accostati. I criteri con cui essi vengono scelti sono principalmente due: la neutralità o il contrasto. Nel primo caso, il colore farà solamente da contorno agli oggetti che verranno scelti come arredamento. Nel secondo, il colore crea una sorta di negativo dell’arredamento che lo rende protagonista.

Quando parlo di dialogo con il contesto, invece, intendo la progettualità riconoscibile che sta dietro all’insieme di dettagli che scegliamo di inserire nel nostro spazio. Questo significa che ogni volta che pensiamo uno spazio da arredare, sia che sia nostro, sia che sia per un cliente, noi dobbiamo avere un progetto da tradurre in oggetti, materiali e colori, che si andranno a combinare in una maniera comprensibile non solo per noi, ma anche per chi quell’ambiente lo vedrà (e vivrà) per la prima volta. La comprensibilità ne sancisce la contemporaneità.

Progetti e soluzioni: le vere produzioni di domani.

Viviamo in un’epoca post-moderna in cui sembra che sia già stato inventato tutto e la vera innovazione stia nel reinventarsi. Non cambiamo più la struttura degli ambienti, ma li ristrutturiamo, cambiando così anche la percezione che abbiamo di essi.

Per questo motivo, chi al giorno d’oggi fa un lavoro come il mio, non dovrebbe pensare solo alla ideazione del prodotto che vende, ma a strutturare un progetto vero e proprio intorno a quel prodotto, con elementi combinabili e soluzioni.

Offrire un progetto oltre al prodotto significa offrire qualcosa in più rispetto al menu di base. Significa dare comprensibilità a quello che facciamo e quindi, creare un ponte diretto con chi sceglierà il nostro prodotto, proprio perché lo ha percepito come “suo”.

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